Perchè Maigret e Magritte

Come siano finiti il commissario Jules Maigret e il pittore Renè Magritte nell’insegna di una scuola di teatro è assai facile da spiegare. Per caso. I due cognomi suonavano bene, insieme. Quasi come l’inizio di una filastrocca infantile. Solo dopo, ci si è accorti di altro. L’umanità bonaria del personaggio inventato da George Simenon, che scruta dentro le vite altrui senza mai esprimere un giudizio ma sforzandosi di comprendere le reali motivazioni del loro operato, si assommava piacevolmente con i paradossi visivi inventati da Magritte, dove tutto può esistere sfidando le leggi di gravità e del buon senso, trovando comunque un incantevole equilibrio. In qualche modo, è la sfida quotidiana delle nostre esistenze. Riassume il senso di un lavoro teatrale che non ha mai cercato di compiacere il pubblico ma di costruire, ogni volta, una quarta parete dentro cui osservare come siamo fatti, gli uni accanto agli altri. Per continuare a cambiare. Perché siamo fatti male, certo. Ma siamo fatti anche bene. E nessuno perde tempo a dircelo. Come se non fosse la cosa più importante al mondo.

Maigret & Magritte 

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