Le Apparizioni del Cortile Turchino.

Capitolo Primo

26 Gennaio 2015 ore 9.45

Quando posò l'ultima stoviglia sull'asciugapiatti, Martina fece un lungo sospiro di sollievo, quasi senza accorgersene. Aveva appena compiuto trentaquattro anni. Non si sentiva creditrice e né debitrice nei confronti del mondo, ammesso che questa vasta e astratta entità si fosse mai accorta di lei. Si asciugò le mani nel canovaccio avvicinandosi alla finestra della cucina, al quinto piano di un casermone costruito negli anni settanta, periferia sud di una grande metropoli dell'Italia settentrionale. Guardò di sotto, distrattamente, in direzione dell'ampio cortile. Impiegò almeno quattro secondi per passare da quello sguardo distratto a una espressione di sbigottito stupore...  

Capitolo Secondo

26 Gennaio 2015 ore 9.46

...Entrata nel quinto secondo, Martina sbattè ancora una volta le palpebre, incredula di quanto stava accadendo nel cortile sottostante del suo condominio. Era sempre stata una donna concreta, pratica, refrattaria a qualunque avventura psichica priva di spiegazioni logiche, ma in quel momento la sua razionalità veniva messa a dura prova da quanto accadeva là sotto. Fu come uno schianto. In una frazione di secondo si sbriciolarono certezze decennali, provocandole una fitta in gola. Dio mio, ma cosa sta succedendo? E non seppe decidere se continuare a guardare oppure chiudere gli occhi per sempre...

 

Capitolo Terzo

26 Gennaio 2015 ore 9.47

...Chiudere gli occhi per sempre non è avventura consigliabile a metà mattina, qualsiasi evento epo­cale stia accadendo, così Martina si fece coraggio e continuò a guardare, sforzandosi di regolarizza­re il proprio respiro. Cinquanta metri più sotto, sopra l'asfalto pieno di crepe per le piogge torrenzia­li dei giorni precedenti, un centinaio di aborigeni autentici stavano facendo la punta a un centinaio di pali lunghi almeno una ventina di metri, con coltellacci tanto affilati da sembrare scimitarre. Come desiderassero utilizzarli dopo era un interrogativo non di poco conto.

Capitolo Quarto

26 Gennaio 2015 ore 9.48

...I robusti aborigeni in autentici costumi di folk australiano con interventi pittorici sui corpi e amu­leti di indubbia provenienza ossea, ormai avevano riempito il cortile di scaglie di legno e alzavano minacciosamente i pali appuntiti verso le pareti del condominio di Martina, come se avessero inten­zione di infilzarle. Nessuno è mai riuscito a infilzare il cemento con un pezzo di legno, per quanto appuntito si disse, per tranquillizzarsi. Purtroppo, c'è sempre una prima volta. Quelli ci riuscirono, formando una scala rudimentale che arrivava fino al suo balcone. Al grido Sei tu la nostra Regina! iniziarono a salire, lanciando i loro boomerang in ogni direzione e decapitando tutti i piccioni del quartiere...

 

Capitolo Quinto

26 Gennaio 2015 ore 9.49

...Martina non era mai stata a stretto contatto con un aborigeno autentico. Figurarsi con un centina­io, nel suo minuscolo appartamento, lindo e amorevolmente organizzato. Eppure, nonostante l'odore ripugnante di quegli unguenti con cui si erano cosparsi i corpi, sembrava gente abituata a muoversi in minuscoli spazi con leggerezza ed elasticità. Non cadde nemmeno un ninnolo. Inoltre, parlavano un italiano splendido, come gli attori di una volta. Avevano portato dei doni per lei e cominciarono a disporli sul tappeto, invitandola a sedersi sul divano. Con dolcezza le spiegarono che ora possedeva un intero esercito a difenderla da ogni torto e ogni sopruso, che quello era un regalo che le fa­ceva il buon Dio per ringraziarla della pazienza che aveva dimostrato nel raggiungere i trentaquattro anni senza lasciarsi sfuggire mai un lamento. Riconoscente, Martina iniziò a ridere di gusto, finalmente protetta da un centinaio di aborigeni autentici. Dopo, iniziò a cucinare per tutti.

 

(fine)

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Le Apparizioni del Cortile Rosso.

Capitolo Primo

27 Gennaio 2015 ore 9.46

Quando finì di inghiottire l'enorme pasticca di antibiotico, Gustavo si girò verso l'armadietto dei medicinali, per controllare di non avere sbagliato medicina. Era uno dei problemi della sua esisten­za. Nel momento esatto in cui decideva di compiere un'azione, veniva subito colto da un senso di spae­samento, come se un fratello gemello prendesse il suo posto trasformando quanto stava facendo in un'azione di senso opposto. Si sentiva creditore nei confronti del mondo, con la certezza che questa vasta e astratta entità si fosse fin da subito accorta di lui e non lo abbandonasse un attimo. Posò il bicchiere sull'acquaio e si diresse verso il piccolo salottino, per aprire la vetrata del balcone. Guardò di sotto, distrattamente, in direzione dell'ampio cortile. Impiegò almeno quaranta secondi (era di in­dole piuttosto riflessiva) per passare da quello sguardo distratto a una espressione di  stranito spavento...

Capitolo Secondo

27 Gennaio 2015 ore 9.47

...Al quarantunesimo secondo, Gustavo ebbe la certezza di aver sbagliato pasticca di antibiotico e allungò la mano verso l'armadietto dei medicinali nella speranza di trovare un antidoto. Gli manca­va il respiro, stava soffocando. Eppure, mentre nella sua mente avanzava il sospetto di essere ormai spacciato, non riuscì a distogliere lo sguardo da quanto stava accadendo là sotto, nel cortile del suo condominio. Dio mio, ma come hanno fatto ad arrivare fin qui? Sapeva che certe medicine provocano un effetto allucinogeno, ma quello che stava osservando assumeva sempre di più i contorni di un'esperienza assolutamente reale. Allora non seppe decidere se continuare a guardare oppure chiudere gli occhi per sempre...

Capitolo Terzo

27 Gennaio 2015 ore 9.48

...Chiudere gli occhi per sempre è prematuro in chi ha appena compiuto trentaquattro anni. Almeno, così vorrebbe la logica. Siccome la logica non sempre partecipa a tutti gli eventi della nostra vita, consideriamola semplicemente una frase dal significato metaforico ma robusto. Gustavo, gli occhi, continuò a tenerli bene aperti e fu così che comprese di aver dato fine alla sua scorta di umorismo. Sessanta metri più sotto, in cortile, sopra l'asfalto pieno di crepe per le piogge torrenziali dei giorni precedenti, un centinaio di pantere nere in amore giravano in tondo senza fare rumore. Che fossero in amore lo comprese qualche secondo dopo, quando iniziarono a ruggire e a strusciarsi l'u­na contro l'altra, spalancando le fauci...

Capitolo Quarto

27 Gennaio 2015 ore 9.49

...I rantoli delle pantere in amore erano così ammalianti che Gustavo provò il desiderio irresistibile di scendere in cortile e lasciarsi divorare, rantolando anche lui in mezzo alle bestie. Devo resistere, devo resistere si disse, cercando nell'armadietto dei medicinali la piccola scatolina dei tappi di cera per le orecchie. Trovò invece uno spray alla menta per il cavo orale. Senza pensarci due volte si spruzzò, spalancando la bocca e, nel rapido compiersi di pochi secondi, gli uscì un rantolo perfetto dalle fauci. Osservò casualmente le sue belle dita da orologiaio e non si stupì affatto nel vederle tra­sformate in zampe feline dalle unghie tremende. Al colmo della felicità, uscì dal suo appartamento, scendendo le scale di corsa, ma a quattro zampe...

Capitolo Quinto

27 Gennaio 2015 ore 9.50

...Appena giunto in cortile, Gustavo lanciò un ruggito per farsi riconoscere. Le centinaia di pantere nere si girarono verso di lui, interdette. Appena un istante e lo riconobbero. Iniziò la festa. Anche lui prese a gira­re in tondo, a quattro zampe, rantolando e ruggendo con una tale bravura da sembrare la bestia più grossa, sì, insomma, il capobranco. Non aveva mai provato, in tutta la sua esistenza, un appagamen­to così totalizzante. Ora si trattava solo di attendere la notte e, con la notte, l'arrivo della luna piena. Allora sì, che avrebbe mostrato il meglio di se stesso, amoreggiando con le belve più robuste e resi­stenti. E se, dopo, gli fosse venuto il ghiribizzo, avrebbe anche preso d'assalto l'intero quartiere ter­rorizzando famiglie e forze dell'ordine, tanto chi poteva fermarlo.

 

(fine)

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